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Itinerario dal Buraccio al Literno

Grande Traversata Elbana Buraccio Literno

Itinerario dal Buraccio al Literno

Sentieri interessati nella numerazione ufficiale: 64, 65, 44

Durata complessiva: 6h 30m

Itinerario mtb o ippico: Sostanzialmente buono per bici e cavalli. Nel caso delle due ruote ostici possono rivelarsi i ripidissimi tratti in salita o in discesa. Tuttavia un'ottima alternativa, anche per i bikers non molto allenati, può essere la strada sterrata che segue il crinale delle colline centrali.

Itinerario dal Buraccio al Literno

Questa seconda tranche ci permette di visitare la parte centrale dell'isola. Partiamo dalla strada provinciale in località Acquabona, lasciata nel primo spezzone di GTE. Dalla fine della strada sterrata affrontata in precedenza basta percorrere la strada asfaltata per circa cento metri e attraversarla, lasciandoci sulla destra un casolare rosso. Seguiamo una strada di campagna sterrata, tra campi coltivati e case sparse, in località Campo al Pero, affidandoci alle indicazioni. In breve costeggiamo a destra un fosso detto dei Catenacci, che man mano si procede si incunea sempre di pi in una stretta vallata. Molto bello è percorrerlo nei periodi meno secchi, quando corre sotto una bella vegetazione e forma qualche piccolo stagno. In alcuni punti si intravedono dei tombini metallici che ci ricordano di quando la sorgente di questo corso d'acqua alimentava il paese di Capoliveri.

Giunti alla fine della valle dobbiamo salire molto ripidamente a sinistra su una pista frangifuoco (all'Elba sono dette cesse). In breve arriviamo su una strada sterrata, che imbocchiamo a destra. Saliamo in leggera salita sotto una bella pineta. La strada costeggia a tratti un'altra cessa che ci conviene fare per salire al monte Orello (377 metri). Le pinete che circondano la vetta ci impediscono il panorama. Tuttavia un bello scorcio di Portoferraio è possibile notarlo. Molto belle in questa zona le fioriture di anemoni, che punteggiano di viola i prati. Finita la sosta sull'accogliente cima, tra vecchie casematte militari della seconda guerra mondiale, scendiamo dalla strada del versante nord, sempre sotto i pini.

Ritornati sul tracciato del GTE, indicato dai segni biancorossi, deviamo a sinistra su una discesa che ci porta a uno scalino di roccia libero alla vista da pini, da cui possiamo godere del panorama su Portoferraio. Continuiamo a scendere fino a un maneggio. Qui vicino a recinti per cavalli si svolta a sinistra su una strada sterrata che corre in quota, ombreggiata da una macchia alta e con qualche casa sparsa intorno. Dopo dieci minuti ci troviamo su un'altra sterrata pi larga. Deviamo ancora a sinistra e la percorriamo fino a giungere a una sorgente (165 metri). Si tratta della fonte di Schiumoli, il cui nome ricorda l'attività metallurgica antica che interessava queste zone (gli schiumoli in vernacolo locale sono le scorie di lavorazione del ferro). Ci possiamo dissetare a essa: non sono pochi i portoferraiesi che vengono quassù per attingere la sua acqua. Sotto strada si può notare un sentiero che scende a Bucine, e quindi ci permette di arrivare in prossimità dell'area urbana di Portoferraio.

Noi invece continuiamo per la nostra strada, che in breve arriva alle cave di Colle Reciso. Le costeggiamo fino al bivio, e da qui deviamo in direzione Lacona. Alla fine della salita svoltiamo a destra su una strada sterrata. Pochi metri prima un'altra deviazione a destra ci permette di raggiungere il colle di Santa Lucia.

Il nostro percorso prosegue su una larga strada in quota, dal quasi nullo traffico. Pare che sia un tracciato di origine almeno medievale. La vegetazione è costituita da macchia foresta a leccio, corbezzolo, viburno ed erica. Anche d'estate quindi si può affrontare godendo di una piacevole frescura.

Arrivati al colle del Molino a vento (288 metri), una breve deviazione a sinistra ci permette di raggiungere l'antica struttura, oggi abbandonata e devastata da un tentativo di speculazione. La struttura cilindrica del mulino è stato ipotizzato fosse un tempo una torre di segnalazione, forse a opera dei francesi. Non c' da stupirsene, dato che la vista spazia a nord su Portoferraio, e a sud su Lacona.

Riprendiamo il nostro percorso. Dopo circa un quarto d'ora, sulla sinistra del tratturo, si apre una cessa, su cui saliamo, per piegare subito dopo a destra in ripida salita sulla stessa cessa. In questo tratto parte un sentiero (sulla sinistra, non segnato) che scende a Lacona. Noi invece proseguiamo in salita, fiancheggiati da folte leccete, per arrivare in breve sul monte Barbatoia (359 metri), dove possiamo ammirare uno scorcio su Portoferraio.

Attraversiamo una sella e risaliamo in breve al monte San Martino (368 metri), sulla cui cima si nota un termine in cemento. Questi, un tempo diffusi, furono posti dagli inviati del granducato di Toscano, per marcare il confine statale di Portoferraio dal resto dell'Elba (ricordiamo infatti che dalla metà del '500 agli inizi del '800 i due territori erano retti da governi diversi).

Dalla cima scendiamo su un sentiero all'interno della lecceta. Ritorniamo cos sulla strada che avevamo abbandonato qualche centinaio di metri prima. Siamo a Buca di Bomba: da qui si aprono interessanti varianti, una delle quali ci permette di arrivare a San Martino, e quindi la villa napoleonica. Seguendo il GTE invece continuiamo sulla strada principale fino a un bivio. A sinistra la strada devia per il Monumento, permettendoci di affrontare la rete sentieristica del promontorio di Fonza; il nostro percorso invece abbandona la strada per buttarsi su un sentiero a destra, vicino al muro di cemento.

Scendiamo tra la macchia alta a erica fino a raggiungere alcuni ruderi di casolari sotto una pineta. Attraversiamo il fosso per ritornare a una stretta strada sterrata, che via via si allarga. A questo punto occorre seguire le indicazioni biancorosse perché si entra in una zona con molte strade vicinali e case sparse. Alla fine tuttavia è facile arrivare alla provinciale che unisce Procchio a Marina di Campo.

Foto: Itinerario dal Buraccio al Literno