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Itinerario La Torre del Giove

Grande Traversata Elbana Torre del Giove

Itinerario La Torre del Giove

Sentieri segnalati nella cartografia: segnalato solo il sentiero 59

Durata complessiva: 2h (4h a/r)

Itinerario mtb e cavallo: A parte qualche tratto, non presenta molte difficoltà.

Itinerario La Torre del Giove

Itinerario che presenta lungo il suo tragitto alcuni dei luoghi storici più belli del riese.

Si parte dal paese di Rio nell'Elba, nella parte più alta di esso. Si imbocca via Solferino, percorrendola tutta fino alle ultime case, quando l'asfalto lascia spazio allo sterrato e la strada si stringe. Dapprima percorriamo un sentiero non segnato, tra incolti e pascoli, punteggiati spesso dai gialli fiori di tarassaco e da quelli bianchi delle margheritine. Sotto di noi abbiamo un bello scorcio sul paese appena lasciato.

Dopo qualche minuto, mentre la salita si fa più ripida, arriviamo alla fonte perenne dell'Acquavivola, con il suo abbeveratoio. Essa ci ricorda che siamo in una zona ricca d'acqua, tanto da aver dato il nome antico di Rio nell'Elba (rivus). Ancora qualche passo e ci troveremo sulla strada comunale asfaltata. La percorriamo in discesa per un paio di tornanti, fino a una piazzola sulla sinistra: il parcheggio del santuario di Santa Caterina.

Imbocchiamo quindi la strada sterrata che ci porta in leggera salita alla chiesa. Val la pena fermarsi sul prato del sagrato a godere della pace abituale del luogo. La struttura del luogo sacro molto semplice, a navata unica con un basso campanile. L'aspetto attuale è del '600, ma su impianto pi antico. Contiguo a esso c' l'Orto dei semplici elbano, un giardino botanico con specie officinali e cultivar da frutto tipici dell'isola.

Al lato più a monte della chiesa si intraprende un sentiero segnato ma disagevole che corre tra saliscendi e pietre affioranti a mezza costa. E' questo il tratto meno facile del percorso. Passiamo in mezzo a una gariga molto bassa, segno di un degrado dovuto a incendi, coltivazioni e pastorizia. Molto abbondante è l'ampelodesma, un giunco dalle foglie lunghe e sottilissime. Belle e odorose sono anche i rosmarini, che in primavera si coprono di minuti fiori azzurri.

Dopo non molto scendiamo alla strada provinciale della Parata. Nel punto in cui la imbocchiamo, val la pena attraversarla per raggiungere un rudere vicino e ben visibile da essa. Si tratta della chiesa di San Quirico, unica vestigia di un paese che qui esisteva fino al '500: Grassera. Esso fu spazzato via da una scorreria del terribile pirata Barbarossa. Della chiesa rimangono solo le mura perimetrali, da cui è riconoscibile la piccola abside.

Ritorniamo alla strada provinciale per proseguire in leggera salita per circa trecento metri. La nostra meta è una struttura diroccata che si vede svettare dalla macchia del colle sulla nostra destra. In un punto della strada, su un'area di sosta attrezzata, si può avere un colpo d'occhio sulle miniere sottostanti. Giunti sullo scollinamento della provinciale, a destra si apre nella lecceta una strada segnalata.

Attraversiamo uno spiazzo e intraprendiamo la salita, non impegnativa, su buon fondo largo, quasi esclusivamente sotto i lecci. Occorrono una ventina di minuti per raggiungere i bastioni di quello che si rivelerà essere un forte. Si tratta di Torre del Giove, o castello del Giogo, un'opera difensiva voluta dal principe di Piombino e dell'Elba Jacopo III Appiano, alla metà del Quattrocento, per vigilare il traffico sul canale di mare e per dare protezione alle genti del riese in caso di assalto corsaro. Purtroppo il suo stato di penoso abbandono non è dovuto solo al tempo e all'incuria, ma alla folle risoluzione di un governatore spagnolo di Longone (l'attuale Porto azzurro), che lo volle far atterrare per rappresaglia contro i riesi, rei di presunte intelligenze con il nemico durante l'assedio austro-tedesco del 1708 alla piazza iberica.

Torre del Giove

E' bene dunque aggirarsi tra le sue macerie con molta attenzione per non minare vieppi le già pericolanti strutture. Alcuni muri infatti sembrano tenersi in piedi per miracolo. Il maschio è per buona parte crollato, mentre i bastioni esterni a scarpa sono ben visibili almeno alla base. Ancora integro è anche l'ingresso, benché manchi del ponte levatoio. Tutt'intorno si può passeggiare nel fossato. I lecci ombreggiano gran parte della struttura, e solo nei punti più alti di essa si può scorgere un superbo panorama sul canale Piombino, con le isole di Palmaiola e Cerboli.

Il percorso di ritorno lo rifaremo sui nostri passi.

Foto: Itinerario La Torre del Giove