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Itinerario La Valle di Pomonte

Un itinerario nella valle di Pomonte fra terrazzamenti, corsi d’acqua e testimonianze pastorali, con salita al Colle della Grottaccia e rientro lungo i crinali.

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Informazioni sull'itinerario

Rete attuale Islepark: sentiero n. 109 nella valle e GTE Sud sul crinale; al Colle della Grottaccia si incontra anche il sentiero n. 130 verso le Macinelle.

Durata indicativa: 6h

Itinerario mtb o ippico: non adatto in entrambi i casi.

Descrizione dell'itinerario

È uno degli itinerari più interessanti dell'isola per il paesaggio della vallata, i terrazzamenti vitati che risalgono le pendici e le antiche testimonianze della vita pastorale. Il periodo meno adatto è l'estate, quando il fosso è spesso asciutto e non permette di ammirare cascatelle e pozze d'acqua.

Si parte dall'interno dell'abitato di Pomonte. Imboccando la strada asfaltata che fiancheggia la chiesa, dopo circa duecento metri, si stacca una strada a destra, che traversa il fosso con un ponticello in cemento. Siamo sul sentiero n. 109. Si sale subito su un percorso lastricato in mezzo a vigneti, purtroppo in gran parte abbandonati alla macchia. Tuttavia ci si accorgerà che la costanza e la fatica dell'uomo hanno inciso i pendii della vallata con stretti e sinuosi terrazzamenti, quasi sempre occupati da un solo filare di viti, tagliati trasversalmente da ripidi viottoli e canalizzazioni. Un lavoro secolare che è arrivato a spingersi fino ad altezze impressionanti, fin dove c'era spazio vitale per le coltivazioni, in una perenne lotta con macchia e coti granitiche.

Arriviamo al bivio con la GTE Sud, che rappresenterà il nostro ritorno. Proseguiamo sul sentiero n. 109, in salita dapprima disagevole, poi sempre più dolce. A sinistra, poco sotto di noi serpeggia il fosso Barione. Ci addentriamo sempre più nella valle, e gli ex coltivi lasciano il posto a una macchia rigogliosa, soprattutto a cisti. Superiamo il greto franoso del fosso Porterogna, e costeggiamo un rudere di magazzino agricolo.

Dopo poco attraversiamo il fosso Barione, in prossimità di un piccolo gruppo di castagni, e risaliamo abbastanza faticosamente sul pendio opposto, in località Poio. Poco sopra di noi altri magazzini abbandonati sono assediati dalla macchia.

In breve, dopo un percorso pianeggiante, arriviamo a costeggiare da vicino il greto del fosso Barione. Il sentiero prosegue ora lungo questo corso d'acqua dalla buona portata per gran parte dell'anno. In alcuni tratti dovremo passare da una riva all'altra. La vegetazione si fa molto interessante: molti tratti sono ombreggiati da castagni e carpini, mentre negli anfratti più umidi si aprono i ventagli di Osmunda regalis, una felce altrove rara, ma all'Elba abbastanza comune.

Arrivati in fondo alla valle, il percorso si inerpica sul fianco destro in ripida ascesa, sotto una bella lecceta. Essa cede dopo non molto lo spazio a una macchia molto bassa a eriche e cisti, che ci permette di godere di qualche colpo d'occhio dall'alto della vallata che abbiamo appena traversato. Da quassù, con un buon binocolo, potremo scorgere anche qualche volo planato di rapaci. Alla fine della salita ci troviamo sul colle della Grottaccia (645 metri), in prossimità di un caprile diroccato, dove potremo riposare.

In questo punto si apre un incrocio: salendo a sinistra sulla GTE Sud si arriva alle Filicaie, proseguendo sul sentiero n. 130 si raggiunge l'area delle Macinelle. Noi invece deviamo a destra, sempre sulla GTE Sud, per tornare a Pomonte. Inizialmente saliamo lungo i crinali del colle, dove si scorgono imponenti muri a secco, forse l'antica cinta del villaggio d'altura in località detta appunto le Mure. Arrivati su un'ampia sella erbosa, spesso arata dai cinghiali, ci appaiono i caprili, strutture a igloo usate un tempo dai pastori. Questi ricoveri testimoniano l’attività pastorale; la presenza di frequentazioni più antiche nell’area non permette di attribuire automaticamente la stessa epoca a ogni struttura visibile. Da quassù il panorama sulla costa campese è straordinario.

Dopo la doverosa sosta, scendiamo lungo il crinale dei monti, toccando il Cenno e l'Orlano. Arrivati a quest'ultimo, in prossimità di un nuovo caprile, inizia una discesa ripida. Inizialmente la percorriamo tra una vegetazione bassa e diradata, segnata dagli incendi del passato, ma che almeno ci permette di avere uno scorcio dall'alto su Pomonte. In seguito la macchia è sempre più alta, costituita da eriche, corbezzoli, cisti e ginestra dei carbonai, che in primavera si ricoprono di delicati fiori multicolori.

Giunti alla fine del sentiero, ci ritroveremo sul sentiero n. 109, affrontato qualche ora prima. Ci basterà deviare a sinistra per tornare in qualche decina di minuti a Pomonte.

Foto: Itinerario La Valle di Pomonte

Luoghi e approfondimenti collegati

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