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Isola d'Elba / Chiesa della Madonna della Neve

Chiesa della Madonna della Neve

Posizione: Chiesa della Madonna della Neve

Si trova a Lacona, sulla cima di una bassa collina, a dominare la sottostante piana.

Difficilmente si può visitare l'interno, in quanto quasi sempre chiuso: solo occasionalmente vi si svolgono funzioni sacre. Un periodo adatto alla visita è il 5 agosto, festa della chiesa. L'interno è per visibile dalla finestrella laterale destra, sulla facciata.

Si raggiunge facilmente tramite una stretta e asfaltata strada in parte segnalata.

L'ambiente è ancora caratteristico, nonostante le molte villette intorno, mantenendo qualche area coltivata. Alcuni olivi crescono sui fianchi della collinetta, per il resto coperta di macchia

L'edificio: Chiesa della Madonna della Neve

La struttura è molto semplice: rettangolare, a una navata, lunga 13 e larga 7,4 metri. Nella parte sud si trova il basso campanile (circa sette metri), con tetto a piramide sormontato da una croce.

Sempre su questo lato si trova la sacrestia, unico resto di un edificio molto più ampio che ospitava il romitorio. Originariamente era composto da una cucina, due stanze e due cantine. Ridotto in rudere, dopo l'abbandono dei romiti, fu demolito in gran parte alla metà del Novecento.

Il muro sud, con la porticina laterale è la parte più antica della chiesa, mostrando il regolare bozzato di un'antica struttura romanica. Anche gli altri lati hanno il bozzato (meno regolare e ricostruito successivamente) a vista. La facciata è sobria e senza particolari decorazioni.

L'altare è in stile barocco, ricco di stucchi e decorazioni. E formato da due colonne laterali che sorreggono un timpano curvilineo. Sopra di esso vi è il simbolo di Maria, coronato e tra due statue di cherubini. Sull'altare è custodito il dipinto che ha dato il nome al santuario. L'opera, che risente di un'iconografia bizantina, raffigura la Madonna con in braccio il Bambino, che tiene nella mano sinistra una Bibbia e con l'altra indica la stella maris. Essa celebra il celebre miracolo di san Liborio: la nevicata a Roma in pieno agosto da cui fu fondata la basilica di Santa Maria Maggiore. Nella parte bassa si scorgono due stemmi, forse riguardanti i donatori del dipinto. L'autore è un certo Marco Aritti, e fu probabilmente realizzato alla metà del Seicento, quando l'edificio fu restaurato e l'altare ricostruito. Di ciò rimane anche una significativa testimonianza di Coresi del Bruno: Il quadro di questa [chiesa] dalla lunghezza del tempo era disfatto, fu dal signor Grifoni governatore di Portoferraio fatto rifare.

Altri particolari dell'interno sono due lapidi: una in memoria dei caduti laconesi nella Prima guerra mondiale e l'altra ricordante il restauro alla chiesa del 1890.

La storia: Chiesa della Madonna della Neve

L'origine dell'edificio attuale è collocabile al XVI secolo. Ma sicuramente esso nacque sulle fondamenta di una chiesa romanica, forse del XII secolo. Infatti il restauro del 1951 ne riportò alla luce i resti. La parte più evidente di essa è il muro sud, i cui filari di conci ben sbozzati lasciano pochi dubbi. Dalle fondamenta sui scoprì che la struttura medievale era lunga 9,75 e larga 5,25 metri; aveva un'abside dal raggio esterno di 1,83 metri; mononavata e dal tipico orientamento est-ovest.

Per quanto riguarda le ipotesi di fondazione si disse che potessero esserne autori i discepoli di san Giovanni Gualberto, oppure i monaci di Montecristo, ma per il momento non esistono prove attendibili.

Nella seconda metà del Cinquecento vi fu la rifondazione della chiesa, costume abbastanza tipico dell'epoca. Solo il muro sud rimase a vestigia della struttura romanica, e fu solo rialzato di circa due metri. La porta laterale venne invece murata (nel restauro del 1951 fu riaperta). Il muro nord fu ricostruito con gli stessi conci, ma più spostato in modo da allargare la navata. Anche altare e portale furono spostati, in modo da trovarsi nella nuova posizione centrale.

Il secondo intervento strutturale degno di rilievo è collocabile alla metà del Seicento, voluto dal governatore di Portoferraio Pietro Grifoni. In questa occasione fu sostituito l'altare, ricostruiti il presbiterio e il pavimento in cotto e fondato il romitorio. Infine fu commissionato un nuovo quadro a Marco Aritti. E stato ipotizzato che lo stesso autore si occupasse anche dei lavori al nuovo altare.

Il santuario era affidato alle cure di romiti, di solito due, nominati dal magistrato di Capoliveri. Vestivano poveramente e vivevano con le questue e le vendite di vino e grano. Da un documento veniamo a sapere che disponevano di una cantina con due tini e cinque botti, tre saccate di vigna e altre due di grano. Nel XVII secolo si registrano molte donazioni al santuario.

Il 27 aprile 1779 il luogo sacro è teatro di una grossa processione di capoliveresi, che vi entrarono scalzi per implorare la Madonna di far terminare una lunga siccità .

L'11 giugno 1793 si registra un episodio luttuoso: un sergente e un soldato della guarnigione napoletana di Longone rapinarono e uccisero i due romiti. Pochi anni più tardi il santuario risulta nuovamente saccheggiato, ma non sappiamo a opera di chi, anche se ciò sono buone probabilità che le colpe ricadano sui soldati francesi o inglesi durante le occupazioni militari dell'isola di quel periodo.

Agli inizi dell'Ottocento il romitorio fu ingrandito con la costruzione di una stanza, una cantina e un pozzo. Ma non passeranno molti anni che i romiti cesseranno il loro servizio: l'ultimo fu Giuseppe Tosi, nel 1817. Da allora la chiesa passerà in custodia alla parrocchia di Capoliveri.

Alla metà del secolo fu costruito il campanile. Nel 1890 vi fu un restauro: venne aperta una finestra nella facciata, rifatto il pavimento e rinforzate le muraglie, a causa di cedimenti. Il lavoro è ricordato da una lapide. Quattro anni più tardi i beni del santuario furono alienati.

Con il nuovo secolo i lavori si susseguirono. Nel 1925 venne posta la lapide ai caduti della Prima guerra mondiale. Ma soprattutto alla metà del Novecento furono portati avanti restauri significativi: fu demolito gran parte del romitorio ormai pericolante e ristrutturata la sacrestia, riportate alla luce le mura romaniche con interessanti scoperte di inumazioni, ricostruito il campanile dopo che un fulmine lo aveva danneggiato, e restaurati dipinto e decorazioni. Agli inizi degli anni 1970 fu ricostruito il tetto, e nel 1996 furono consolidate le strutture murarie e ricostruita la sacrestia.

Chiesa della Madonna della Neve

Curiosità: Chiesa della Madonna della Neve

C' è un episodio curioso che riguarda la storia del santuario e val la pena ricordare. Per questo diamo la parola a Vincenzo Paoli, che così lo racconta sulle pagine dell'Elba illustrata: Il dott. Alessandro Foresi, possidente cospicuo del piano [di Lacona], mosso dalla bruttura del sacro dipinto e da un impeto liberale verso i Laconesi, commise una tela consimile all'insigne pittore fiorentino Antonio Ciseri. Ma il giorno che l'opera egregiamente compiuta doveva essere sostituita, i beneficianti si ribellarono concordi e impedirono il baratto, sospettando il Dottore di volersi appropriare una Madonna così prodiga di grazie per mettercene un'altra che non sarebbe probabilmente stata buona a nulla.

Foto: Chiesa della Madonna della Neve

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