Isola d'Elba Isola d'Elba

Isola d'Elba / Castello del Volterraio

Posizione: Castello del Volterraio

Si trova sul cocuzzolo di un'aspra altura di 395 metri, appartenente al gruppo collinare nordorientale dell'isola.

L'ambiente sottolinea perfettamente il perché fosse stato eretto quassù: su tre lati il castello dà su precipiti pareti rocciose di rosso diaspro, coperte da una radissima vegetazione, per lo più a cuscini spinosi di ginestra aspalatoide e una bassa gariga a cisto marino.

 Straordinari sono i panorami che si godono da qui, soprattutto sulla costa settentrionale dell'Elba con Portoferraio in primo piano. Assolutamente da non perdere sono i tramonti.

Si raggiunge tramite un sentiero segnalato, che si stacca dalla provinciale tra Rio nell'Elba e Magazzini, sul versante che guarda quest'ultima località. Il percorso parte da circa metà salita, in prossimità di bunker della seconda guerra mondiale. L'ascesa è decisamente ripida, difficoltosa e, d'estate, sotto un sole cocente.

La struttura è di libero, benché non facile, accesso, ma occorre farlo con un certo rispetto per le murature, purtroppo in cattivo stato e in attesa di restauro.

L'edificio: Castello del Volterraio

Il forte ha una forma di un ovale irregolare, anche a causa del non accentuato ma comunque presente dislivello del terreno. Inoltre occorre tener presente che vi sono stati apportati miglioramenti e aggiunte in progresso di secoli.

L'accesso al castello avveniva tramite un ponte levatoio, da cui si accedeva all'esterno da una scala in muratura. Appena entrati sulla destra si trova il pozzo della cisterna, elemento indispensabile per la riserva idrica della guarnigione.

Vicino a esso si può salire sul camminò di ronda, che circondava tutto il perimetro, oggi ridotto in pessimo stato. Nell'angolo che guarda il fianco d'accesso il camminamento si allarga in un piccolo piazzale, interrotto da una sola garitta. Questo è infatti il punto maggiormente attaccabile, e quindi dove si doveva concentrare l'artiglieria. Oggi costituisce una terrazza panoramica incomparabile.

Nella parte più alta svetta la torre quadrangolare, pericolante e in penosamente sventrata. Si ritiene essere il nucleo originario della piazzaforte. Realizzata su tre piani, quello superiore era guarnito di merli, e su di esso venivano accesi fuochi di segnalazione per comunicare agli altri forti il pericolo. Era stata anche munita di un ponte levatoio in modo da renderla il punto di difesa estremo in caso di necessità.

Nel lato sud si trova un rivellino di forma pentagonale, dai parapetti molto alti in cui si aprono numerose feritoie. Realizzato molto più tardi rispetto alle altre opere, serviva come ulteriore difesa dell'ingresso. All'interno si trovava il magazzino della polvere.

Gli ambienti coperti erano diversi, ma oggi ne restano in piedi solo due. Si trovano entrambi sul lato occidentale del forte. Quello di sinistra era il magazzino e deposito di artiglieria. Da esso un ripido scoscendimento porta a un'apertura che comunica con l'esterno, ed è di solito da qui che si accede con qualche difficoltà al castello. Quello di destra, sormontato da un fregio sinuoso, era la cappella, in cui ancora si notano i resti dell'altare.

Più o meno al centro del fortilizio c'era il quartiere coperto, di cui oggi rimangono solo le fondazioni sepolte dalla vegetazione e dai detriti. Esso era diviso in una caserma dei soldati e negli ambienti di pertinenza del castellano. Vi era inoltre un forno, struttura anch'essa basilare per un caposaldo così isolato.

Il rudere che vediamo a qualche decina di metri dal castello, per quanto non sembri, era una chiesa dedicata a san Leonardo. La sua origine è incerta, forse medievale. Oggi è anch'essa in attesa di un restauro, spesso usata come stalla e il muro posteriore è completamente crollato. Poco più in basso si nota una breve e bassa cortina, a ulteriore difesa esterna nel lato più esposto agli attacchi.

La storia: Castello del Volterraio

L'origine del castello è avvolta nel buio. Molti dicono che sia stato un oppida (fortezza d'altura) etrusco, poi forse passato ai romani. In effetti ritrovamenti antichi sono stati fatti in zona.

Sicuramente sappiamo che nelle sue forme più o meno attuali nacque nel Medioevo, ma anche qui è difficile porre un periodo preciso. La prima notizia certa che ciò giunge è del 1281, un provvedimento del governo di Pisa, sotto cui ricadeva l'Elba, di mandare due capitani da guerra e l'ingegnere Vanni di Gherardo Rau a occuparsi del castello. Quali lavori dovesse svolgere qui è piuttosto vago: si trattò di fondazione, ingrandimento o semplice ristrutturazione? Anche qui non si è andati oltre alle congetture. Si ritiene che Vanni abbia costruito il castello, inglobando la torre quadrangolare in una cerchia di mura più vasta. Sempre secondo questa versione, la torre sarebbe sempre opera dei pisani, ma databile intorno al X-XI secolo, e quindi anteriore di più di due secoli  al resto del fortilizio stesso.

Il primo assedio documentato è del 1402, quando i genovesi occuparono l'Elba, adesso governata dai principi Appiani di Piombino. Gli elbani si rifugiarono nei forti sparsi per l'isola: il Volterraio accolse i riesi. I liguri si dettero ad assaltare tutti i luoghi fortificati, ma per quanti tentativi facessero in allora , scrive lo storico elbano Giuseppe Ninci, per far cadere il Volterraio, non poterono riuscirvi in alcun modo . Era iniziata la fama di imprendibilità del nostro forte.

Quaranta anni dopo sbatterono la faccia contro il castello i pirati tunisini. Anche in questo caso la resistenza della guarnigione e dei civili elbani asserragliati fu tenace, riuscendo a non perdersi d'animo fino all'arrivo dei rinforzi piombinesi e alla sanguinosa disfatta dei nemici.

Negli anni immediatamente seguenti il Volterraio fu ulteriormente rafforzato.

Nel 1544 il castello vivrà forse il suo momento di gloria massimo. L'Elba fu investita dalla terrificante offensiva del famigerato pirata Barbarossa. Mentre l'isola pagava un prezzo pesantissimo alle razzie e violenze e gli isolani sciamavano con i loro miseri beni entro qualsiasi luogo che li potesse proteggere, il Volterraio resisteva fieramente. Anche in questo caso tenne fin tanto che bastò a vedere i nemici reimbarcarsi e togliere le ancore. Mai come adesso si era rivelato inespugnabile, anche di fronte a un comandante che faceva tremare più di una rocca.

Nel 1548 l'isola passò temporaneamente a Cosimo de' Medici, che dette avvio alla fondazione della piazzaforte di Portoferraio. Il Volterraio fu validamente utilizzato come vedetta protettiva sui lavori alla città. Per questo quando l'isola tornò ai principi di Piombino e Portoferraio rimase ai Medici, questi inclusero nei loro confini il nostro castello.

Nel periodo granducale il forte venne interessato da molti lavori. Gran parte di essi furono sotto il governatorato Tornaquinci, che li descrive minuziosamente: fu costruito il bastione a fiancheggiare l'ingresso, altre cortine, la scala d'accesso in muratura che sostituì la precedente in legno (1688) e la cappella interna (1694).

Nel XVIII secolo il castello iniziò la sua fase di declino, nonostante che il rapporto del direttore generale delle fortificazioni toscane, Odoardo Warren, designasse, nel 1749, il Volterraio fortezza di prima classe (in tutto il granducato si fregiarono di questo titolo 15 piazze su 52). A testimonianza di questa decadenza rimane la constatazione del granduca Pietro Leopoldo, che, durante una visita all'isola, scrisse che la rocca era presidiata da un castellano e una piccola guarnigione ma non serve a niente . Oltretutto nel 1777 lo stesso granduca sciolse il genio militare, dando la botta definitiva al sistema difensivo toscano. La smilitarizzazione completa della nostra struttura avvenne all'indomani della restaurazione del 1815.

Castello del Volterraio Tramonto Castello del Volterraio Panorama Castello del Volterraio

Curiosità: Castello del Volterraio

Non solo l'origine storica del castello è nebulosa, anche quella del toponimo. Sono nate diverse interpretazioni in proposito. Alcuni, come Giuseppe Ninci, lo fanno risalire a Volterra o volterrano , attribuendo quindi la fondazione agli etruschi. Altri partono dalla stessa radice, legandola però a quello che considerano il vero fondatore del forte, Vanni di Gherardo Rau, che era appunto originario di Volterra. Infine c'è l'ipotesi caldeggiata da Remigio Sabbadini che la fa risalire all'etimo latino vultures , avvoltoi, che un tempo avrebbero nidificato quassù.

Alcuni episodi curiosi si sono svolti al Volterraio, legati a dissidi di sconfinamento tra territori portoferraiese e riese. Infatti occorre ricordare che per due secoli e mezzo i due comuni facevano parte di stati esteri (Toscana il primo, Piombino il secondo), e la frontiera passava a due passi dal forte. Ne raccontiamo uno a metà tra il dramma e la commedia, che si svolge nel 1705. Un giorno due riesi espatriano clandestinamente con il pretesto di fare funghi, facendo nascere un alterco con il comandante del castello. Questi effettua una sortita (!) con cinque soldati. Al terribile urlo di battaglia di uno dei due invasori ( Ti brucio, perdio! ) viene aperto il fuoco. Il kamikaze riese viene gravemente ferito e muore poco lontano. Per non incorrere in sanzioni i militari toscani affermano che il fattaccio si era svolto in territorio granducale, e quindi si invocava la legittima difesa dall'occupazione straniera. Ciò non valse a evitare un processo al comandante, reo di aver decorato il milite omicida con un crocione (moneta dell'epoca).

Un'altra incredibile e comica controversia internazionale si avrà nel 1732, quando saranno i soldati toscani a sconfinare, accoppando un povero bue riese!

Foto: Castello del Volterraio

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