Villa dei Mulini, Residenza di NapoleoneVilla dei Mulini, Residenza di Napoleone Isola d'Elba Isola d'Elba

Isola d'Elba / Villa dei Mulini, Residenza di Napoleone

Posizione: Villa dei Mulini, Residenza di Napoleone

Si trova nella parte alta del centro storico di Portoferraio, sul terrazzo naturale formato dalle colline sulla cui sommità sorgono i medicei forti Stella e Falcone. Si affaccia su un'alta scogliera, sopra la spiaggia delle Viste, con un bel panorama sul mare aperto.

La palazzina sorge all'interno di uno dei bastioni del perimetro fortificato della città, che doveva battere quel lato, gi validamente protetto dalla scogliera sopra detta. La zona prese il nome di Mulini, proprio perché qui furono realizzate quattro di queste strutture, grazie anche all'abbondante ventilazione, indispensabili al fabbisogno di una piazzaforte. All'arrivo di Napoleone non esistevano pi, abbattuti qualche anno prima dalle autorità francesi.

Orari musei napoleonici: Villa dei Mulini, Residenza di Napoleone

Centro Storico, salita Napoleonica, tel. 0565914688
Residenza estiva con Giardino
Periodo visitabile tutto l'anno
orario feriale 9.00-19.00 / festivo 9.00-13.00

L'edificio: Villa dei Mulini, Residenza di Napoleone

All'arrivo di Napoleone l'edificio era di pianta differente: due padiglioni a due piani raccordati da un corpo centrale a piano unico. L'imperatore ordinò di rialzare quest'ultimo, in modo da creare al primo piano un grosso salone. A parte questo furono apportate poche modifiche all'interno. I lavori furono affidati all'architetto livornese Paolo Bargigli, coadiuvato dal giovane elbano Luigi Bettarini.

La palazzina è visitabile tutto l'anno, regolamentata e a orari precisi.

La residenza appare così a due piani: quello terra era di pertinenza di Bonaparte, il primo della moglie Maria Luisa, che per non arriverà mai all'isola, e fu quindi destinato alla sorella Paolina e alla madre Letizia.

Sulla facciata sono apposti due elementi assenti al tempo di Napoleone: la lapide, del 1921, che ricorda la presenza del corso e l'orologio solare, del 1825, realizzato dal cavalier maggiore Mellini per il governatore di Portoferraio Giuseppe Falchi, che qui abitava.

L'organizzazione attuale degli ambienti a pianterreno non è quella originaria, frutto anche di modifiche successive. Per vedere com'era all'epoca diamo la parola a Monica Guarraccino: L'ingresso alla residenza, posto sul fronte esterno in prossimità della scala di accesso al piano superiore, avveniva attraverso una piccola anticamera che immetteva nel Salone degli ufficiali; si passava quindi al Salone, alla Sala da pranzo dell'Imperatore e al Gran salone o Galleria con relativa suite. Sul giardino si aprivano invece la Camera da letto del sovrano, anch'essa con annessa suite e, proprio in applicazione dello standard napoleonico, la Sala da Bagno o Piccola camera da letto dell'Imperatore e due cabinets, di cui il primo dotato di biblioteca. Completavano il piano le due camere di servizio destinate ai garzoni del guardaroba e ai valletti; [...] Al piano superiore l'imperatore fece allestire un appartamento di parata, organizzato secondo lo schema richiesto dal cerimoniale di corte, con la camera da letto, o sala del trono, affiancata da due saloni, adatti per i ricevimenti ufficiali.

Oggi la visita inizia dal quello che viene designato salone degli ufficiali, per proseguire lungo tutte le stanze che si affacciano verso il piazzale Napoleone: la galleria (in realtà un accorpamento successivo di due stanze), la biblioteca (con i circa 1200 libri originali del corso), la camera da letto (con il bel letto che la tradizione vuole, erroneamente, essere quello su cui dormì davvero Bonaparte), l'anticamera e il guardaroba (qui si trova la bandiera dell'Elba originale, voluta dal nuovo monarca). Si passa quindi alle sale che si affacciano sul giardino: la camera dei valletti, il salone dell'imperatore, il gabinetto dell'imperatore, il vestibolo.

Al piano superiore l'ambiente più noto è il salone delle feste, dove si tenevano le cerimonie ufficiali. I tre ambienti successivi erano le stanze destinate a Paolina.

La visita non può concludersi senza un giro nel giardino. Napoleone stesso vi prestò molta cura, e fece chiamare Claudio Hollard, il giardiniere di fiducia della sorella Elisa, per mantenerlo. Vi fece piantare molte rose, e diverse essenze anche esotiche, ma quello che colpiva maggiormente era un bel viale di agrumi. Dopo la partenza del proprietario fu lasciato in abbandono, e poi ripristinato con piante esotiche provenienti da un giardino di acclimatazione dell'Ottone. Oggi è abbellito anche da due statue: una Minerva e una copia della Galatea, conservata nella Galleria Demidoff di San Martino.

Del complesso fa parte anche un edificio annesso, che Bonaparte volle trasformare da piccolo teatro a grande sala multifunzionale, attualmente non aperto al pubblico. Il basso edificio sulla destra della palazzina, costruito nel 1724 con la funzione di carcere civile e oggi diviso in abitazioni private, era la scuderia del corso.

La storia: Villa dei Mulini, Residenza di Napoleone

La palazzina dei Mulini era preesistente all'arrivo di Napoleone. L'impianto originario è del Settecento. L'edificio fu costruito con la funzione di palazzo pretorio: oltre agli uffici di cancelleria, vi si trovava l'abitazione dell'auditore del governo. Nel 1790 il giudice fu trasferito alla Biscotteria, e il palazzo fu destinato alle dimore dei comandanti del genio e dell'artiglieria. Come detto Napoleone vi fece apportare poche modifiche, soprattutto il rialzamento del corpo centrale. E' la residenza imperiale in Europa dove Bonaparte ha vissuto continuativamente di pi: dieci mesi.

Alla sua partenza la don al comune di Portoferraio, con l'ordine che venisse trasformata in un casino per uso degli abitanti. Invece con la Restaurazione, la residenza fu requisita dal granduca e destinata al governatore della città. Inizi un lungo periodo di incuria, usi impropri e dilapidazioni. Queste riguardarono soprattutto il ricco mobilio: per questo oggi non si conserva più niente di esso. Se parte fu fatto rientrare a Fontainebleau da Napoleone alla partenza, la maggior parte fu trafugato fin da subito o messo all'asta in seguito. Tutti quelli che ebbero in tutela la villa, a vario titolo e spesso in completa impunità, non resistettero alla tentazione di appropriarsi di souvenir imperiali, depredando a piene mani.

Nel periodo granducale l'unica modifica strutturale al complesso è il collegamento coperto tra palazzina e teatro.

Anche con l'unità d'Italia fu preferito mantenere la residenza sotto il controllo militare, in spregio al suo valore storico. Continuava così a versare in un penoso degrado. Finalmente nel 1927 il governo, sensibilizzato da un'incuria ormai insostenibile, tolse la palazzina dalla gestione del ministero della guerra per affidarla a quello dell'istruzione. Aveva inizio il restauro e il ripristino dell'edificio e del giardino.

Purtroppo la guerra pose un drammatico stop ai lavori. La palazzina tornò a essere impiegata per scopi impropri, come per esempio accoglienza degli sfollati dei bombardamenti. Nel dopoguerra ricominciarono i lavori di restauro fino alla nascita del museo napoleonico. La villa fu riammobiliata con pezzi d'epoca provenienti da una collezione il cui proprietario era fallito. A essi si aggiunsero cimeli dell'erudito elbano Mario Foresi.

Attualmente la palazzina dei Mulini, con la villa di San Martino, è ai primissimi posti per visite tra i poli museali toscani. Ogni anno vi si tengono mostre monotematiche sul mito dell'imperatore.

Curiosità: Villa dei Mulini, Residenza di Napoleone

Contrariamente all'opinione comune, di un Napoleone circondato da un arredamento modesto in una residenza poco sfarzosa, negli ultimi anni sono emersi documenti che dimostrano come il corso, anche nell'esilio, amasse dotarsi di un ricco mobilio e ciò tenesse a ricreare un'etichetta imperiale. In questo senso importante per avere un'idea di quanto lo circondasse nella palazzina dei Mulini è il Mobilier, l'inventario di mobili e suppellettili della residenza, conservato alla biblioteca Foresiana di Portoferraio. Pur non essendo anch'esso esaustivo, mostra bene la ricchezza della villa.

Sappiamo da esso che circa la metà del mobilio Napoleone se lo fece arrivare dal palazzo della sorella Elisa, a Piombino; sicuramente i pezzi più pregiati li fece portare da Fontainebleau; una buona parte fu donata anche da possidenti portoferraiesi; alcuni li commissionò lui stesso. E' sicuramente priva di fondamento la notizia ripresa da molti autori, secondo la quale Bonaparte aveva requisito una nave del cognato Camillo Borghese in sosta a Portoferraio, che trasportava mobili dalla sua residenza torinese a Roma. Essa è frutto di una leggenda metropolitana nata dall'enorme traffico mercantile in porto di navi che trasportavano mobili da ogni dove. Secondo diversi notabili isolani, le cui testimonianze giurate furono raccolte nel 1830 dal viceconsole austriaco Domenico Bigeschi, da maggio approdarono diversi bastimenti carichi di mobili, provenienti molto probabilmente da Piombino. Nei mesi seguenti iniziarono a giungere da Livorno, Genova, Napoli e Marsiglia. Cosa peraltro confermata dai certificati rilasciati dall'ufficio di sanit della citt. Secondo altri testimoni alcune navi arrivarono perfino in gran segreto per consegne notturne. Forse Napoleone voleva evitare le incombenze di richieste ufficiali di passaggio e trasporto all'inviso granduca toscano Ferdinando, o magari non voleva far sapere troppo alcuni suoi affari. Certo anche questo contribuì a far nascere leggende come quella di cui sopra.

Inoltre è oggi noto che il colore dominante dei Mulini era il verde. Tali erano la maggior parte di panneggi, tende, decorazioni e anche le livree dei valletti.

Tra i cimeli della villa dei Mulini che ricordano il regno di Napoleone all'Elba il più famoso è la bandiera. Ma tra essi trova posto anche un altro significativo reperto, le chiavi di Portoferraio che il maire Traditi offrì all'illustre ospite al momento dello sbarco. Significativo almeno per la storia che c' dietro. Infatti erano le chiavi della cantina dello stesso Traditi, poiché introvabili quelle autentiche. E così anche le chiavi arrugginite di una modesta cantina isolana sono finite sotto gli sguardi ammirati dei visitatori di uno dei luoghi sfiorati dalla Storia con la S maiuscola

Foto: Villa dei Mulini, Residenza di Napoleone

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