Villa di San Martino, Residenza Napoleone Isola d'Elba Isola d'Elba

Isola d'Elba / Villa di San Martino, Residenza Napoleone

Posizione: Villa di San Martino, Residenza Napoleone

Si trova a circa quattro chilometri da Portoferraio, in una vallata di grande suggestione. Intorno a essa, i fianchi boscosi delle colline del gruppo centrale l'abbracciano.

La villa vera e propria è piccola e modesta, da non confondersi con la maestosa struttura sottostante, in forme neoclassiche, realizzata pochi decenni più tardi.

Si raggiunge facilmente e comodamente tramite una strada provinciale, che termina in prossimità di un ampio parcheggio. E' servita anche da una linea di bus urbani. Le ultime decine di metri si devono compiere a piedi, salendo dolcemente da un viale alberato.

E' visitabile tutto l'anno, a orari precisi e regolamentata. Il biglietto d'ingresso vale anche per la sottostante galleria Demidoff.

Orari musei napoleonici: Villa di San Martino, Residenza Napoleone

Periodo visitabile tutto l'anno
orario feriale 9.00-19.00 / festivo 9.00-13.00

L'edificio: Villa di San Martino, Residenza Napoleone

La villa è molto modesta, di pianta rettangolare, a un solo piano con un seminterrato. E' composta da otto ambienti. Le decorazioni parietali, molto più estrose di quelle dei Mulini, furono anche qui affidate al piemontese Antonio Vincenzo Revelli, il pittore di corte all'Elba di Napoleone.

La visita inizia dall'ala sinistra della casa. Le prime tre stanze erano di pertinenza dei generali Drouot e Bertrand: l'anticamera, la camera da letto di Bertrand e un salotto (probabilmente in origine camera da letto di Drouot).

Si prosegue nella sala del nodo d'amore. Questa prende il nome dalla decorazione del soffitto: due colombe con le estremità di un nastro nel becco, che allontanandosi stringono un nodo nello stesso nastro. La tradizione vuole che la scena sia allegorica della tormentata lontananza tra Napoleone e Maria Luisa.

L'ala destra era destinata a Napoleone. La prima stanza è quella da letto, con pareti decorate da panneggi azzurri e soffitto cassettonato, con simboli della Legion d'honneur e api elbane. Si giunge allo studio, il cui colore dominante è il giallo. E si finisce con l'austera anticamera.

L'ultimo ambiente della villa è il più famoso: la sala egizia. Era la sala da pranzo e l'imperatore la concepì in modo che ricordasse i fasti della campagna in Egitto. Le pareti sono a trompe-l'oeil, con colonne papiriformi e altre strutture granitiche incise di geroglifici, che inquadrano sfondi e scene esotiche e di battaglia. Sul soffitto la decorazione dà l'impressione di un'apertura circolare da cui guardare il cielo. Intorno a essa i dodici segni zodiacali rappresentano la dipendenza celeste regolatrice degli eventi terreni. Nel pavimento, al centro esatto della stanza, si apre la vasca ottagonale, in cui doveva zampillare l'acqua. Tra le decorazioni parietali Napoleone scrisse di proprio pugno "Ubicumque felix Napoleon". Sopra la porta centrale si trova lo stemma napoleonico in legno dorato, con l'aquila imperiale sullo scudo, circondato dal grand collier della Legione d'onore.

Il seminterrato della villa non è visitabile. L'unico ambiente degno di nota è il bagno, detto della verità, comunque visibile dall'esterno attraverso una finestra. Prende il nome da un affresco parietale, l'allegoria della Verità, e da un'incisione sopra la vasca di marmo, "qui odit veritatem odit lucem". Le altre stanze erano ambienti di servizio: un guardaroba, una dispensa e una cucina.

All'esterno non si può non sostare sul balcone, da dove si coglie un bel colpo d'occhio sulla vallata sottostante. Sul parapetto spicca lo stemma marmoreo con l'aquila imperiale, che durante l'esilio faceva bella mostra di sé sopra la porta a mare di Portoferraio

La storia: Villa di San Martino, Residenza Napoleone

Napoleone scoprì San Martino durante una passeggiata a cavallo. Intenzionato ad avere una maison rustique lontano ma non troppo dai clamori cittadini di Portoferraio, mise gli occhi su questa piccola casa di campagna, circondata da un ambiente a metà selvoso e a metà coltivato. La proprietà era di un possidente portoferraiese, Giuseppe Manganaro. Per acquistarla dovette venirgli in aiuto la sorella Paolina.

Così nel giugno 1814, chiuso il contratto, affidò i lavori di sistemazione agli stessi tre artefici della palazzina dei Mulini: Paolo Bargigli e Luigi Bettarini, per il lato architettonico, Antonio Vincenzo Revelli, per quello decorativo. Furono impiegati nei lavori venti muratori, diretti da Bringuier. Non solo dette disposizioni sui lavori della residenza, ma anche dei dintorni: fece aprire una carrozzabile, ordinò che venissero ristrutturati per vari scopi stabili vicini e fece stilare da Bargigli un progetto di regimazione delle acque dei fossati sovrastanti la villa in un grande effetto scenografico: questo lavoro però rimase sulla carta forse per il costo eccessivo. Anche qui si occupò lui stesso del giardino, facendovi piantare un bagolaro, ancora visibile un secolo dopo (oggi al suo posto ne è stato piantato un altro).

Nonostante questo interesse e una grande profusione d'impegno, Napoleone non passò molto tempo in questa residenza: la utilizzava solo poche ore in alcuni giorni, per prendersi un po' di relax.

All'uscita di scena del Bonaparte la tenuta di San Martino rimase formalmente proprietà di Paolina. Ma la principessa si lamentò spesso della difficoltà di "far riconoscere i suoi diritti su questa piccola terra". Alla sua morte, nel 1825, iniziò un rimpallo di proprietà: prima il figlio di Napoleone , il Re di Roma; poi nel 1832 la vedova Bonaparte, Maria Luisa; nel 1847 fu divisa da Gerolamo Bonaparte e Alessandra Bleschamps. E intanto la villa deperiva nell'abbandono.

La svolta arrivò nel 1851, quando ne divenne proprietario il principe fiorentino di origine russa Anatolio Demidoff. Marito di Matilde (figlia di Gerolamo), nonostante un matrimonio poco fortunato, grazie a esso riuscì a creare una collezione napoleonica di assoluto valore. Suo scopo era quello di costituire un museo a San Martino: per questo dette incarico all'architetto fiorentino Nicola Matas di costruire il bellissimo edificio neoclassico sotto la storica villa, che prenderà il nome di Galleria Demidoff. Terminato nel 1856, tre anni dopo fu aperto come museo: questo fu da molti considerata la più importante raccolta di cimeli napoleonica in Italia. Purtroppo il suo declino economico, e soprattutto, alla sua morte, l'incuranza del nipote Paolo, vanificarono tutto.

Per la villa iniziava un nuovo, penoso rimpallo di proprietà. Alcuni proprietari, come Pilade del Buono e Max Biondi, erano animati da buone ma effimere intenzioni. Il primo fece ripulire la Galleria Demidoff, che nel frattempo era stata adibita nientemeno che a stalla e cantina, e impiantarvi un museo dei minerali e della fauna isolana, scelta sicuramente poco consona col luogo ma almeno lodevole; il secondo cercò di aprirvi un nuovo museo napoleonico, a cui destinare il mobilio d'epoca della sua collezione, ma fu fermato da un fallimento.

Ormai ridotta in condizioni disastrose, forse proprio grazie a questo, si capì che era un bene troppo prezioso da perdere: così nel 1930 il complesso napoleonico passò allo stato, e due anni più tardi sotto la tutela del ministero dell'educazione. A vanificare l'apertura di un museo ciò si mise la guerra: a questo proposito va segnalato che sotto l'occupazione tedesca la villa fu la sede del comando degli occupanti.

Finalmente dopo la guerra vi fu l'apertura del museo napoleonico. La villa fu dotata di un mobilio d'epoca, dato che l'originale è andato perso (per saperne di più si veda la villa dei Mulini), in parte donato qualche anno prima dal conte Giulio Pullè, uno degli ultimi tenutari di San Martino.

Oggi la villa, insieme ai Mulini, è uno dei poli museali più visitati in Toscana. Queste due, insieme alla Galleria Demidoff, accolgono ogni anno interessanti mostre legate al mito di Napoleone.

Curiosità: Villa di San Martino, Residenza Napoleone

Nel dopoguerra, con i restauri per l'apertura del nuovo museo, tornarono alla luce le belle decorazioni originarie di Revelli, coperte in progresso di tempo da diversi strati d'intonaco.

Val la pena spendere due parole per questo artista che ha plasmato così mirabilmente la residenza di campagna del grande corso. Il pittore piemontese aveva incontrato Napoleone la prima volta a Torino nel 1805. L'imperatore aveva già sentito parlare bene di questo autore, e volle vedere la sua "Olimpia". Pur non risparmiandogli qualche critica, lo giudicò positivamente. Lo volle nel suo seguito durante l'esilio elbano, e gli affidò, oltre alle decorazioni delle sue residenze, anche quelle al teatro dei Vigilanti: qui realizzò il bel sipario, a tempera magra, raffigurante Apollo e Admeto. A novembre lo nominò anche Maestro di disegno e pubblica istruzione, ruolo che svolse dal 2 gennaio 1815 nella sua casetta vicino alla porta a mare.

Foto: Villa di San Martino, Residenza Napoleone

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