Isola d'Elba Isola d'Elba

Isola d'Elba / Santuario di Santa Caterina

Santa Caterina

Posizione: Santuario di Santa Caterina

Si trova sulle pendici orientali del monte Serra, a 260 metri di altezza e poca distanza dal paese di Rio nell'Elba. L'ambiente si apre su un bel panorama delle miniere e il canale di Piombino. La vegetazione circostante è a macchia bassa, soprattutto a cisti e lentischi. Un solatio prato punteggiato da margheritine si trova di fronte all'edificio.

Vi si arriva facilmente da una breve strada sterrata, segnalata, che si stacca dalla comunale Rio nell'Elba-Nisporto. Il transito è consentito ai soli pedoni. Ombreggiata da cipressi, da essa ciò si avvicina al tempio nella calma della zona.

La chiesa è solo occasionalmente aperta, soprattutto d'estate, quando è anche possibile visitare l'annesso orto botanico.

L'edificio:

Il santuario è a navata unica con soffitto a capriate. La facciata, molto semplice, presenta un timpano spezzato sopra il portale, dove un tempo si trovava uno stemma. Vi si aprono anche due finestrelle e, apposta sul lato destro, si trova una lapide che ricorda il restauro del 1973. Il basso campanile ha la cuspide a piramide.

L'interno è spoglio di decorazioni, e anche l'altare è molto sobrio, caratterizzato da due belle colonne provenienti da cave locali. Un piccolo pulpito si trova sul lato destro, di fronte a un arco a volta.

Un tempo sull'altare si trovava una pregevole tela del manierista Giovanni Mannoni da San Giovanni Valdarno, raffigurante lo sposalizio mistico di santa Caterina d'Alessandria, oggi conservato nella parrocchiale di Rio nell'Elba. Della sua travagliata storia parleremo nel capitolo della storia.

Nessuna traccia rimane invece delle sepolture ottocentesche e soprattutto dei numerosi ex voto, perduti negli anni di abbandono della chiesa.

Adiacente alla chiesa è il romitorio, fino a qualche anno fa in penoso degrado, e oggi ristrutturato e divenuto centro culturale internazionale grazie all'opera Hans Georg Berger, deus ex machina della rinascita di Santa Caterina. Originariamente le celle dei romiti erano due e le altre stanze erano adibite a magazzini e stalla.

L'orto del santuario è stato riorganizzato in giardino botanico, prendendo il nome di Orto dei semplici elbano. Qui sono curate specie officinali, da frutto e tipiche della flora isolana, che illustrano in uno spazio suggestivo quanto queste piante abbiano significato per i vecchi elbani: quelle che hanno coltivato, con cui si sono curati e nutriti, che sono state utilizzate come strumenti per svariati lavori.

La storia

L'impianto originario della chiesa è medievale, molto probabilmente romanico, rifondato forse nel corso del Cinquecento. La struttura attuale è per settecentesca. Ma gi nel 1624, anno in cui inizi a custodire il quadro delle nozze mistiche della santa, era gi stato ampliato l'edificio precedente. può essere che a finanziare i lavori sia stato l'Appiani indicato come il committente del dipinto.

Il santuario fu visto con affetto soprattutto dai marinai, forse per la convinzione che la santa di Alessandria fosse capace di far ritrovare i corpi degli annegati. Nacque così l'usanza degli uomini di mare riesi di rendere omaggio alla chiesa, salutandola col cappello in mano e la bandiera al picco, quando si allontanavano dalla costa. Racconta Valdo Vadi: così intensamente suggestivo era il rito che pare di vederli quegli uomini semplici nei quali la tensione dei volti rifletteva la stretta che provavano in cuore, alla vista della chiesina che biancheggiava laggiù, sul colle natio, mentre essi si accingevano al lungo viaggio che era, talvolta, senza ritorno, ma sempre periglioso.

Per quanto riguarda i romiti pare che qui abitassero dalla prima metà del Settecento. Vestivano un saio azzurro, detto mariano, dormivano su pagliericci e giravano l'isola per la questua. Al santuario coltivavano il piccolo orto e allevavano una capretta. Di essi ciò giunge la storia di Tommaso da Pistoia, uomo di umili natali, che aveva pregato lo zio cardinale di potersi ritirare a Santa Caterina e qui prendervi i voti nel 1735. L'ultimo custode visse al santuario fino al 1858.

Da allora la chiesa fu completamente abbandonata e cadde in rovina. Purtroppo è in questo clima di sfacelo che si intreccia la brutta storia del dipinto di Giovanni da San Giovanni. Nell'inverno del 1965 un ricco e spregiudicato tedesco trafugò l'opera e la portò in Germania, nella sua collezione d'arte privata. Negli anni seguenti il quadro fu dichiarato in stato di beatitudine dal Vaticano, ma fu fatto anche restaurare dall'istituto Doerner di Amburgo.

Fu un altro tedesco, Hans Georg Berger, a riparare il torto. Arrivato a Santa Caterina nel 1977, si pose gli obiettivi di riportare l'opera al suo posto naturale e restaurare la chiesa. Il primo fu compiuto nel 1980. L'altro poco dopo, riuscendo inoltre a trasformare il luogo in un centro culturale internazionale di tutto rispetto.

Santuario di Santa Caterina sullo sfondo Rio nell'Elba

Curiosità:

La festa del santuario si svolge ogni lunedì di Pasqua. La scelta è legata a un evento miracoloso da cui sarebbe nato il luogo sacro. Un ragazzino riese, Domenico Schezzini, stava passando da questo posto quando gli apparve santa Caterina, con l'ordine di dire ai suoi compaesani di festeggiarla ogni lunedì dell'angelo. La ricorrenza prende il nome di festa della sportella ed è una delle più antiche all'isola. Viene preparato un dolce tipico, la sportella appunto, con la forma del sesso femminile e un uovo in mezzo (segno antico e pagano di fertilità), che viene benedetto e consegnato dalle giovani ai fidanzati. Per questo il giorno della festa i riesi amano dire anda' a ruzzola' l'ovo. La tradizione è talmente sentita sia dai buchinai (gli abitanti di Rio Alto) che dai piaggesi (quelli di Rio Marina), che in passato vengono ricordate fiere risse tra i borghi fratelli, poco cristiane ma molto campaniliste.

Un'altra curiosità sul santuario è offerta da Alessandro Canestrelli, nel suo Elba Un'isola nella storia. L'autore ricorda che fino agli anni 1970 sulla facciata della chiesa si trovava una stele obolo molto particolare. Essa fu analizzata da Maria Boutakoff, una studiosa del Louvre, che la suppose essere legata a un culto del sole tardo-egizio od orientale, forse appartenuta a qualche patrizio romano attratto da questo tipo di religione, molto in voga nell'impero soprattutto dopo la conquista dell'Egitto. Come e perché sia arrivata a Santa Caterina è un affascinante mistero.

Foto: Santuario di Santa Caterina

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