I caprili dell'Elba, architetture pastorali da conoscere
Sui sentieri del massiccio del Monte Capanne, soprattutto nel versante meridionale, si incontrano costruzioni circolari in pietra con copertura a pseudocupola. Sono i caprili: ricoveri legati alla pastorizia, spesso affiancati da recinti destinati agli animali.
Le strutture sono realizzate a secco. Gli anelli di pietre si restringono progressivamente verso l'alto fino a chiudere la copertura, senza l'impiego di calce. Lo spazio interno è semplice e poteva servire come riparo, deposito o luogo per la lavorazione del latte. Costruzioni analoghe, con nomi e forme locali, sono presenti in varie regioni italiane e in altre aree del Mediterraneo.
Il censimento e la distribuzione
Nel 2001 Marcello Cosci utilizzò l'aerofotogrammetria per compilare una carta di distribuzione di circa 240 manufatti. La maggior parte risultava concentrata intorno al Monte Capanne; altri gruppi erano indicati nell'Elba centrale e sul Monte Calamita. Il rilievo dall'alto non fu seguito da una verifica completa sul terreno e il numero va quindi letto come un censimento storico, non come un dato definitivo o aggiornato.
La distribuzione segue le aree tradizionalmente dedicate alla pastorizia e i percorsi stagionali tra valle e montagna. Le testimonianze raccolte attribuiscono molti caprili del Novecento a pastori come Mamiliano Martorella, Evangelista Barsaglini e Oreste Anselmi, protagonisti della cultura pastorale del versante occidentale.
Quanto sono antichi?
Una parte dei caprili visibili oggi è stata costruita o sistemata nel XX secolo, ma la tradizione dei ricoveri pastorali è più antica. Documenti ottocenteschi attestano un numero elevato di capre e pecore e numerosi pastori nei territori di Campo e Marciana. Alcune strutture sembrano inoltre sovrapporsi a sistemazioni precedenti, anche se solo indagini archeologiche possono stabilirne la cronologia.
Le capanne protostoriche scavate nell'Elba occidentale mostrano che la costruzione di ripari con base in pietra ha radici remote; non provano però una continuità diretta con i caprili a pseudocupola. Il passaggio da coperture vegetali a volte interamente in pietra rimane un tema di ricerca.
Oggi i caprili sono una parte riconoscibile del paesaggio culturale elbano. Vanno osservati senza spostare pietre o entrare in strutture instabili; la loro conservazione dipende dalla conoscenza, dalla manutenzione competente e dal rispetto dei sentieri.




