La Cava dell'Oro sulla costa di Sant'Andrea
Negli anni Cinquanta chi navigava tra lo scoglio del Leccioncino e Punta dell'Acqua della Madonna conosceva il nome della Cava dell'Oro. L'ingresso, nascosto a mezza costa sotto le ultime case del Maciarello, era difficile da individuare e proprio questa invisibilità alimentava il fascino del luogo.
Le cristallizzazioni luccicanti fecero immaginare la presenza del metallo prezioso. La fama della cava era già consolidata nel Settecento: una carta dell'Elba del 1761, conservata alla Biblioteca nazionale austriaca, la indica lungo la costa di Marciana. Anche viaggiatori europei ne descrissero la galleria e le infiltrazioni d'acqua marina.
Non oro, ma minerali
Nel 1808 Arsenne Thiébaut de Berneaud osservò terre ricche di minerali di ferro e cristalli capaci di imitare il colore dell'oro. La sua interpretazione orientava già verso una vecchia galleria mineraria, forse legata a una mineralizzazione di rame, e non verso un giacimento aurifero.
Nel 1981 Aldo Camponogara esplorò il cunicolo: dopo un primo tratto la galleria piegava e proseguiva quasi parallela alla costa, fino a una frana. Il ritrovamento di frammenti di calcopirite rafforzò l'ipotesi mineraria. Un piccolo frammento di ceramica nera osservato all'ingresso fu considerato soltanto un indizio e non consente, da solo, di datare lo scavo.
Il vero tesoro della Cava dell'Oro è quindi doppio: geologico, per la varietà delle mineralizzazioni, e storico, per le domande sull'epoca e sulle persone che aprirono il cunicolo. Il nome conserva la leggenda, mentre le rocce raccontano una storia diversa.
Luoghi e approfondimenti collegati
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